Psichiatria ed aiuto psicologico


Malattia o difficoltà? Affrontare i disturbi emotivi e mentali

La vita riserva a ognuno periodi di difficoltà emotive, stress, preoccupazioni, lutti. Problemi ben distanti dalla malattia mentale ma che non bisogna sottovalutare perché rischiano di protrarsi, ostacolando il nostro desiderio di serenità e realizzazione. Nei casi peggiori possono arrivare a influire negativamente sulle relazioni personali o a sfociare in ansia e depressione.

I momenti di tensione, di stanchezza, rabbia e scoramento sono “fisiologici” nella vita, e in genere sono seguiti da una spinta ottimistica e ripristinare una situazione positiva. Il problema sorge quando lo stato di nervosismo e pessimismo permane e ci assale la sensazione di aver perso il controllo, o di poterlo perdere facilmente.

È importante imparare ad osservare le nostre reazioni emotive e a non sottovalutare la sofferenza emotiva. Se ignorata, può iniziare a compromettere la capacità di concentrazione che mettiamo nel lavoro e nella vita quotidiana, il nostro atteggiamento nei confronti degli altri e la capacità di entrare in relazione. Ammettere che qualcosa non va, anche se intangibile, è un atto di consapevolezza e di coraggio. Non significa sentirsi falliti o malati. Anche la mente, come qualsiasi altro organo nel nostro corpo, è vulnerabile e il suo equilibrio può essere ripristinato con un aiuto specialistico. Se si ammala il corpo, si può ammalare anche la mente.

D’altro canto, i disturbi emotivi gravi e mentali sono una realtà sommersa, di cui per pudore e vergogna si parla poco.

Da alcune stime recenti risulta che circa il 28% della popolazione soffre di un disturbo mentale nel corso di un anno: 9 milioni sviluppano un nuovo disturbo, 8 milioni hanno delle ricadute e 35 milioni soffrono di sintomi cronici.

Cos’è la salute emotiva e mentale?

Con benessere emotivo si intende l’assenza di sofferenza o di conflitti, mentre la salute mentale è la capacità di pensare in modo logico e razionale e di affrontare i cambiamenti, lo stress, i traumi e i lutti che inevitabilmente accadono, con un’attitudine che preserva la stabilità e la crescita emotiva.

Sono sintomi di buona salute mentale l’autostima, la capacità di percepire la realtà senza alterazioni, la presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie potenzialità, la costanza nell’affrontare impegni e sfide trovando appagamento a fronte di un impegno profuso, l’abilità a sviluppare relazioni sentimentali e amicali equilibrate e soddisfacenti.

Il confine tra salute mentale e malattia mentale, comunque, non è per nulla netto. Non è sempre facile capire in tempo quando un comportamento bizzarro diventa anormale o una tristezza diventa depressione.

Il disturbo mentale ha margini sfumati e per gli specialisti rappresenta una forma comportamentale o psicologica clinicamente rilevante, accompagnata da una sofferenza attuale, spesso invalidante. Nei casi più gravi può sopraggiungere il rischio di mettere a repentaglio la propria vita o incolumità o di perdere la propria libertà e autodeterminazione.

Quando è opportuno chiedere aiuto a uno specialista?

I problemi più comuni che portano le persone a rivolgersi a uno psichiatra/psicoterapeuta sono: stress, problemi legati al lavoro, problemi coniugali e familiari, cambiamenti e crisi dovute a circostanze della vita, sentimenti negativi persistenti e lutti.

Come si può capire se si tratta di stati emotivi temporanei o se per superarli è importante avere l’aiuto di uno specialista?

Ecco alcune domande che è possibile porsi:

  • Da quanto tempo dura la situazione di disagio?
  • La sensazione di sofferenza/ disagio è molto intensa? La sofferenza interferisce significativamente con il lavoro e le relazioni con gli altri?
  • Si avverte una sensazione di minor controllo della vita?
  • Ci si sente infelici o più vulnerabili da mesi?
  • Si è tentato di risolvere la situazione da soli con insuccesso?
  • Il cambiamento emotivo è stato notato da familiari, amici e colleghi?
  • Affrontare le difficoltà di ogni giorno sembra più gravoso?
  • Ci si sente inadeguati alle situazioni più spesso che in passato, o incapaci di controllare il proprio atteggiamento?
  • Se le risposte positive sono la maggioranza, è consigliabile rivolgersi a uno specialista.

È importante superare il pregiudizio per cui rivolgersi a uno psichiatra o a uno psicoterapeuta significa avere una malattia mentale. È importante iniziare a pensare che si ha bisogno di un aiuto qualificato per uscire da un insieme di sintomi che potrebbero accentuarsi e che limitano la qualità della vita.

Guarire è più semplice se si interviene in una fase iniziale del malessere: la psicoterapia può rivelarsi uno strumento importante di cambiamento e una fonte di sostegno.

Spesso un semplice colloquio preliminare con lo specialista può rassicurare sul fatto di avere un problema meno grave di quanto si temesse.

Scopri di cosa potresti soffrire:

I DISTURBI D’ANSIA

I disturbi d’ansia rappresentano il gruppo più comune di malattie mentali, includono episodi di terrore improvviso e inspiegabile (attacchi di panico), paure ingiustificate per oggetti o situazioni particolari (fobie), ansia nei confronti delle relazioni o attività sociali (fobia sociale) o una sofferenza cronica (disturbo da ansia generalizzata) e possono provocare sintomi sia fisici che psicologici.

Secondo lo Studio Nazionale sulla comorbidità, nel corso della propria esistenza almeno il 25% degli uomini e delle donne che vivono negli Stati Uniti sviluppa un disturbo d’ansia, sia esso acuto, come la fobia, oppure cronico come il disturbo d’ansia generalizzato. Oltre un terzo di tutte le persone che consultano un professionista della salute mentale lo fa a causa di un disturbo d’ansia. In passato questi disturbi venivano spesso mal interpretati, diagnosticati erroneamente o considerati erroneamente come una semplice risposta allo stress o ai conflitti. Oggigiorno, specialmente negli ultimi due decenni, però abbiamo imparato molto sui disturbi d’ansia: nella maggior parte dei casi è l’interazione di tre tipi di fattori – biologici, psicosociali (incluso lo stress) e comportamentali – a determinare la natura e la gravità del disturbo.

L’ansia può manifestarsi attraverso sintomi psichici e sintomi somatici.

I sintomi psichici sono caratterizzati da sensazioni di pericolo o di minaccia: il paziente percepisce il timore o la paura di qualcosa di indefinito, ha la sensazione che stia per succedere qualcosa di negativo. Questo dà luogo a preoccupazioni immotivate riguardo ogni settore della propria vita: preoccupazioni per la salute, per il futuro, per il lavoro o per le persone care, determinano uno stato di continua apprensione. Generalmente, il soggetto ansioso accusa difficoltà di concentrazione  o un vago senso di “testa vuota” o di “confusione”: sensazioni che rendono difficoltosa e problematica la sua applicazione alle usuali attività. Spesso quindi è presente una riduzione delle capacità prestazionali (il paziente non si sente produttivo ed efficiente come al solito) e facilmente compare un senso di affaticamento. Solitamente, questi soggetti manifestano eccessive reazioni di allarme (spavento ed apprensione in occasione di stimoli improvvisi) o una facile irritabilità anche in risposta a sollecitazioni di lieve entità.

I sintomi somatici possono investire ogni sistema o apparato. Spesso si manifestano sintomi cardiovascolari come tachicardia, palpitazioni, extrasistoli, variazioni dei valori pressori e dolori al torace o in sede precordiale. Talvolta il paziente lamenta disturbi respiratori con improvvise sensazioni di soffocamento o di mancanza del respiro. Molto frequenti sono anche i disturbi gastrointestinali che possono manifestarsi con stitichezza, diarrea, nausea e vomito, bruciore o dolore gastrico. I disturbi somatici più frequenti sono i sintomi cosiddetti “neurovegetativi”, quali sudorazione, sensazione di freddo o di caldo, bocca secca, senso di vertigine o sbandamento.

I pazienti ansiosi quasi sempre riferiscono disturbi del sonno con difficoltà all’addormentamento o risvegli frequenti durante la notte e disturbi dell’alimentazione sia con riduzione che con aumento dell’appetito.

A volte l’ansia può manifestarsi in forma critica e improvvisa, senza uno stimolo apparentemente adeguato; in casi simili, caratterizzati da un terrore acuto, senso di minaccia o morte imminente ed intensi disturbi fisici, si parla di attacchi di panico. L’attacco di panico dura generalmente pochi minuti ma successivamente quasi sempre compare l’agorafobia, vale a dire la paura di allontanarsi da soli da una più o meno ristretta “area di sicurezza”.

Altre volte l’ansia può manifestarsi in modo intenso solo in presenza di alcuni stimoli (oggetti, situazioni, persone, animali): in questo caso si parla di fobie (fobie semplici o fobie sociali).

Quando infine l’elemento caratteristico del disturbo è una preoccupazione cronica ed ingiustificata nei confronti di vari eventi o attività, di gravità tale da causare sintomi sia psicologici che fisici e con una durata di vari mesi, parliamo di disturbo d’ansia generalizzato. In tale disturbo il paziente lamenta generalmente oltre ad una costante inquietudine (per cui teme sempre il peggio ed è incapace di controllare la propria apprensione), una tensione fisica (per cui accusa dolori muscolari, senso di instabilità, impossibilità a rilassarsi, tendenza a trasalire facilmente) e modifiche fisiologiche simili a quelle prodotte dalla paura (ad esempio, tachicardia, sudorazione, mani appiccicaticce, aumento della pressione arteriosa, secchezza delle fauci, nodo alla gola, difficoltà a deglutire, capogiri, disturbi gastrici, minzione frequente, diarrea) ed aumento dello stato di vigilanza che può causare irritabilità, impazienza, problemi di concentrazione ed insonnia.

SOFFRITE DI UN DISTURBO D’ANSIA ?

I soggetti affetti da disturbo d’ansia:

Hanno episodi caratterizzati da attacchi di panico, tachicardia, dolori al petto, sudorazione abbondante, tremori, scosse o altri sintomi spiacevoli

Hanno paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire durante questi attacchi

Temono di manifestare sintomi imbarazzanti o di trovarsi in un luogo/situazione da cui può essere difficile scappare

Evitano luoghi, oggetti o situazioni particolari a causa dell’ansia

Hanno paura di oggetti o situazioni particolari o della prospettiva di dover affrontare tali oggetti o situazioni

Temono le critiche e le osservazioni degli altri

Evitano o affrontano con estrema ansia le situazioni sociali

Evitano di esibirsi difronte ad altre persone o lo fanno con molta ansia

Avvertono un persistente senso di apprensione, inquietudine, irritabilità o ansia

Si preoccupano per avvenimenti o attività di vario genere

Hanno difficoltà a controllare e gestire la propria ansia

Hanno difficoltà a concentrarsi

Sviluppano sintomi fisici, ad esempio tensione muscolare

Hanno problemi a prendere sonno o a restare addormentati

Maggiore è il numero di caselle che avete barrato, più ragioni avete di temere di soffrire di disturbi d’ansia, specialmente se vari sintomi durano da varie settimane/mesi o interferiscano con le normali attività quotidiane, con la vita professionale o con le relazioni personali. In tal caso, parlatene con il vostro medico, rivolgetevi ad uno psichiatra o ad uno specialista di malattie nervose e mentali.

DEPRESSIONE E DISTURBI DELL’UMORE

I disturbi depressivi sono oggi i più diffusi tra i disturbi psichiatrici, possono assumere vari aspetti e differenti livelli di gravità, possono presentarsi in tutte le età della vita e possono colpire ogni individuo spesso senza cause apparenti. In ogni caso sono fonte di disagio e di sofferenza profonda sia per i malati che per i loro familiari. Questa sofferenza ha un carattere molto particolare rispetto a quella generata dai disturbi e dalle malattie di carattere fisico di cui si occupa abitualmente la medicina: il depresso infatti cambia la sua visione del mondo, perde le sue capacità di combattere e di reagire, gli interessi e i piaceri della vita, si distacca dal mondo degli affetti, e molto frequentemente abbandona ogni fiducia ed ogni speranza, talora arriva a desiderare la morte.

Come detto, la depressione si può presentare con diversi sintomi e con varie combinazioni di essi. I sintomi principali sono la tristezza, il senso di abbattimento e l’incapacità di provare emozioni piacevoli. A questo in genere si associano la perdita dell’interesse per le attività abituali e l’incapacità a prendere qualsiasi iniziativa o decisione. Il paziente è distaccato da ciò che lo circonda (familiari, amici, lavoro), si ritira progressivamente da ogni occupazione e sembra indifferente anche difronte a situazioni o eventi che normalmente gli davano gioia. In realtà, questa apparente indifferenza è fonte di sofferenza interna per il fatto di non riuscire più a provare sentimenti ed emozioni. Al paziente depresso tutto appare problematico o irrisolvibile, non prende più decisioni portandolo progressivamente ad un senso di incapacità e inadeguatezza personale. Solitamente si sente in colpa, non riuscendo più a svolgere i propri compiti, considerandosi l’unico responsabile di eventuali problemi familiari. Ad una osservazione esterna il grave depresso appare affaticato, mostrando un rallentamento di tutti i movimenti, il viso è triste o indifferente e difficilmente cambia espressione. I colloqui spontanei con chi gli sta accanto divengono rari, e se gli sono poste domande dirette, risponde brevemente. Altre volte invece appare agitato, irrequieto, si muove o cammina continuamente manifestando ansia e tensione; spesso accusa difficoltà di concentrazione  e di memoria, disturbi del sonno (dorme meno o si sveglia molto presto o ha frequenti risvegli durante la notte) e dell’alimentazione (spesso con riduzione dell’appetito o sviluppa abitudini alimentari irregolari) e disturbi gastro-intestinali, perdita del desiderio o del piacere sessuale. Il paziente diventa triste, scoraggiato, senza speranza, si disinteressa di ciò che lo circonda e interrompe le attività abituali (lavoro, studio, impegni casalinghi, etc.) e se continua ad occuparsene, afferma di non riuscire a farlo più come quando stava bene o di farlo con estrema fatica, lamentando infatti spesso una riduzione dell’energia fisica, difficoltà nel pensare, nel concentrarsi, nel prendere decisioni, ritirandosi e isolandosi progressivamente  fino spesso a trascorrere la maggior parte del tempo a letto, non curando più il proprio aspetto o la propria igiene personale.

Ovviamente, le depressioni non sono tutte uguali: sulla base del decorso, della sintomatologia e del rapporto con gli eventi esterni che ne possono condizionare miglioramenti o peggioramenti, si distinguono vari tipi di depressione, tra le quali i due tipi più frequenti sono l’Episodio Depressivo Maggiore e  la Distimia. L’Episodio Depressivo Maggiore è caratterizzato da sintomi depressivi di una certa gravità che durano per un certo periodo di tempo: il termine episodio infatti indica che i sintomi hanno un inizio, un periodo in cui si mantengono ed una progressiva risoluzione fino alla loro scomparsa.

Un paziente affetto da Distimia invece presenta dei sintomi sostanzialmente analoghi a quelli della Depressione Maggiore, ma meno gravi, ma più persistenti nel tempo e con carattere di maggior variabilità. In genere, il paziente presenta sintomi depressivi per un periodo molto lungo (almeno due anni) anche se, nel corso di questo periodo, si possono verificare dei miglioramenti con brevi periodi di benessere; anche nel corso della giornata il paziente può migliorare per brevi intervalli. A differenza dell’Episodio Depressivo Maggiore che è scarsamente influenzato dagli eventi esterni sia positivi che negativi, la Distimia risente spesso degli eventi esterni. La distimia è un disturbo depressivo che inizia abbastanza precocemente (generalmente nella prima età adulta, 20-30 anni) ed ha un inizio molto lento ed un decorso cronico.

Un altro tipo di distinzione che viene effettuata è tra depressioni unipolari e bipolari.

Le depressioni unipolari caratterizzano quei pazienti che, nella loro vita, hanno avuto vari episodi solo di tipo depressivo. Le depressioni bipolari si trovano in quei casi dove il decorso del disturbo è stato caratterizzato da episodi dia depressivi che di eccitamento maniacale.

SOFFRITE DI DEPRESSIONE?

I soggetti affetti da un disturbo depressivo:

    Si sentono cronicamente depressi, tristi, svuotati, scoraggiati e piangono frequentemente

    Non provano interesse o piacere nel praticare attività che in passato consideravano piacevoli

    Dormono male o molto più a lungo del solito

    Si sentono rallentati nei movimenti o inquieti

    Sono stanchi, apatici, senza forze

    Mangiano più o meno del solito, ingrassano o perdono peso

    Si sentono disperati, inutili e impotenti e in colpa

    Hanno difficoltà a concentrarsi

    Sono meno produttivi ed efficienti rispetto al passato

    Presentano difficoltà a pensare lucidamente o a prendere decisioni

    Hanno problemi di memoria

    Pensano frequentemente alla morte o al suicidio

    Hanno una cattiva opinione di se stessi, sentendosi inadeguati

    Rimuginano spesso sul passato

    Hanno perso interesse al sesso o hanno un’attività sessuale meno intensa del solito

    Si chiudono in se stessi, tendono ad isolarsi e a ritirarsi

    Spesso sviluppano sintomi fisici quali cefalea, dolori diffusi, disturbi gastro-intestinali

Maggiore è il numero di caselle che avete barrato, più ragioni avete di temere di soffrire di disturbi depressivi, specialmente se vari sintomi durano da almeno due settimane o vi sentiate depressi da parecchio tempo. In tal caso parlatene con il vostro medico o rivolgetevi ad uno psichiatra o ad uno specialista di malattie nervose e mentali.

I DISTURBI DEL SONNO

Ogni notte una persona su tre ha difficoltà a prendere sonno o a rimanere addormentata. Secondo gli studi della National Commission on Sleep Disorders, quaranta milioni di uomini, donne e bambini soffrono di disturbi del sonno cronici: altri venti-trenta milioni di individui hanno occasionali difficoltà a riposare a sufficienza.

Gli specialisti di salute mentale definiscono i disturbi del sonno come persistenti alterazioni in termini di quantità o qualità del sonno che interferiscono con la capacità di un soggetto di svolgere le proprie attività abituali per oltre un mese.

I principali disturbi del sonno sono:

  • insonnia: difficoltà a dormire o a rimanere addormentati oppure tendenza a sentirsi stanchi dopo avere dormito
  • ipersonnia: aumento considerevole del sonno o estrema sonnolenza diurna
  • alterazioni del ritmo circadiano: difficoltà a prendere sonno o a rimanere svegli quando necessario
  • parasonnie: problemi che si verificano durante il sonno.

Per insonnia si intende una mancanza di sonno talmente grave da interferire con le capacità del soggetto di svolgere le proprie attività abituali durante il giorno. Mentre la gran parte delle persone prende sonno entro trenta minuti dal momento in cui si corica, altre si rigirano nel letto per oltre un’ora o anche più prima di addormentarsi. Alcuni individui poi si svegliano ripetutamente nel corso della notte, non riescono a dormire un numero di ore sufficiente per sentirsi energici e svegli il giorno successivo, oppure non si sentono riposati pur non avendo apparentemente alcuna difficoltà a prendere sonno o a restare addormentati. Spesso l’insonnia è transitoria, manifestandosi prima o dopo un evento importante e si protrae per tre o quattro notti; nei periodi di stress prolungato, però, ad esempio causato da una malattia o dal decesso di una persona cara, o da un divorzio, l’insonnia può durare molte settimane o divenire cronica e persistente, protraendosi per mesi o anni.

Ogni anno il 15-30% degli adulti si rivolge ad uno specialista a causa dell’insonnia; il 30% circa di questi soggetti soffre di un problema cronico; l’insonnia può insorgere a qualsiasi età, ma le probabilità che questo succeda aumentano con il passare degli anni. I soggetti più giovani tendono ad avere difficoltà a prendere sonno, mentre quelli più anziani non riescono a restare addormentati oppure si svegliano troppo presto.

Nella insonnia primitiva il problema è rappresentato dalla stessa mancanza di sonno. Le ricerche più recenti suggeriscono che alcuni soggetti presentino fin dall’infanzia lievi alterazioni fisiologiche a livello dei centri di controllo del ciclo sonno-veglia che interferiscono con il riposo. Tale condizione si protrae per tutta la vita: queste persone hanno solitamente un sonno leggero, che viene facilmente disturbato dai rumori, dalla temperatura non ideale o dalle preoccupazioni; molti di questi individui dormivano poco già da giovani.

L’insonnia secondaria invece è un sintomo di un’altra condizione: stress, dolore fisico, disagio, malattie, stili di vita (ad esempio una vita poco regolare, oppure eccitazione o preoccupazione per un evento), altri disturbi del sonno; questo tipo di insonnia, definita acquisita o comportamentale, colpisce circa il 15% dei soggetti affetti da insonnia cronica che si rivolgono ai centri per la cura dei disturbi del sonno. Le persone che soffrono di insonnia acquisita si addormentano quando non desiderano farlo, ad esempio mentre guardano un film o mentre leggono, e dormono meglio sul divano, in albergo piuttosto che nel loro letto.

Circa un terzo dei soggetti affetti da insonnia poi soffre di un disturbo mentale sottostante: solitamente di depressione o di un disturbo d’ansia: i depressi presentano modificazioni caratteristiche delle abitudini legate al sonno, tra cui una riduzione del tempo fra l’inizio del sonno e la fase REM, una prima fase REM più lunga del normale e movimenti oculari più evidenti del solito durante il sonno REM. L’insonnia può interessare anche i soggetti affetti da disturbi d’ansia, da disturbo post traumatico da stress, da disturbo ossessivo compulsivo, dalla malattia di Alzheimer o da schizofrenia.

In pratica quindi, ogni malattia, ogni lesione che può indurre disagio o dolore può provocare l’insonnia. Sintomi lievi quali dolori muscolari, bruciore gastrico, febbre, tosse possono disturbare il sonno per alcune notti. Le malattie croniche (asma, disturbi dell’apparato digerente, disturbi cardiaci, respiratori, renali, epatici, pancreatici) possono creare difficoltà a lungo termine.

Anche svariate sostanze possono causare l’insonnia: oltre ai ben noti prodotti contenenti caffeina, ricordiamo la nicotina, l’alcool, i decongestionanti nasali, gli anoressizzanti, i farmaci contro l’asma (epinefrina, teofillina, etc.), la metildopa, i preparati steroidei, i farmaci per la tiroide, glia antiaritmici, alcuni anti-ipertensivi e i farmaci contenenti scopolamina.

Ovviamente, i soggetti affetti da insonnia non soffrono solo durante la notte, ma anche durante il giorno: la mancanza di sonno, infatti, può provocare irritabilità e difficoltà a livello della memoria e della concentrazione.

SOFFRITE DI UN DISTURBO DEL SONNO?

I soggetti affetti da un disturbo del sonno:

    Hanno difficoltà a prendere sonno o a rimanere addormentati

    Non si sentono riposati dopo avere dormito

    Sono molto sonnolenti durante il girono

    Non riescono a resistere agli attacchi di sonno diurni, durante i quali perdono il controllo muscolare

    Hanno vivide allucinazioni oppure non sono in grado di muovere i muscoli principali mentre si svegliano o si addormentano

    Non riescono a conciliare gli impegni di lavoro con i normali cicli sonno-veglia a causa dei viaggi o del lavoro per turni

    Non sono in grado di prendere sonno o di svegliarsi a orari considerati normali o quando desiderano

    Fanno sogni particolarmente angosciosi o spaventosi

    Si svegliano improvvisamente nel cuore della notte, gridando senza ricordare alcun brutto sogno

    Hanno ripetuti episodi di sonnanbulismo, di cui il giorno seguente non conservano alcun ricordo

    Provano una profonda sofferenza, oppure osservano una grave compromissione della routine quotidiana, delle proprie relazioni e proprio rendimento professionale o scolastico a causa delle difficoltà associate al sonno.

Maggiore è il numero di caselle che avete barrato, più ragioni avete di temere di soffrire di un disturbo del sonno, in particolar modo se tali problemi persistono da oltre un mese. In tal caso parlatene con il vostro medico o rivolgetevi ad uno psichiatra o ad uno specialista di malattie nervose e mentali.