Dermatologia psicosomatica


Sentendo un lieve prurito nella parte alta del ventre, appoggiandosi sulla schiena si spinse lentamente più su verso il capezzale, per poter meglio sollevare la testa; scoprì allora il punto che gli prudeva: era ricoperto di tanti puntini che lui non sapeva spiegarsi; provò a toccarlo con una delle zampette, ma dovette ritirarla immediatamente perché a quel contatto provò brividi di freddo” (F. Kafka)

DERMATOLOGIA PSICOSOMATICA

Così Franz Kafka descrive la metamorfosi dell’impiegato Gregor Samsa che una mattina, destandosi da sogni inquieti, si ritrova trasformato in un enorme insetto. Attraverso il linguaggio di una nuova pelle, che si annuncia come una malattia, Kafka concede al suo personaggio di ribellarsi all’opaco destino dei “contatti mai durevoli”; l’involucro umano di Gregor, reso ormai asettico dalle deprivazioni sensoriali, diventa qualcosa che, pur apparendo orripilante, è finalmente fonte di brividi, di pruriti; un involucro che, sebbene non sarà mai più toccato, gli restituirà sensazioni corporee dimenticate, cioè la sensazione di esistere.

Con questa splendida metafora Kafka ha descritto una condizione esistenziale di disperato ed estremo isolamento, la cui forza emotiva si esprime attraverso un linguaggio per così dire “cutaneo” (sentire, contatti, prurito, brividi, toccare, etc.), come se il senso più profondo della trasformazione fosse racchiuso in parole che normalmente vengono usate per esprimere emozioni.

Nel paziente dermatologico avviene qualcosa di analogo a ciò che accade a Gregor Samsa: l’involucro umano, la pelle, si trasforma spesso in luogo privilegiato di sensazioni “superficiali” e vive una nuova condizione psicofisica.

La pelle è il nostro confine esterno con il mondo, la nostra porta sul mondo esterno; e come ogni confine che si rispetti è luogo di incontri confronti e scontri, talora aggrovigliati e complessi. La pelle come manto protettivo che ricopre gli organi interni: il loro delicato funzionamento, la regolazione della loro temperatura è garantita dalla capacità cutanea di segnalare al cervello le modificazioni esterne e di conseguenza di mantenere l’equilibrio attraverso il flusso sanguigno e le funzioni delle ghiandole sudoripare.

La pelle è inoltre visibile; e ci viene istintivo pensare alla pelle come ad uno strato che ci ricopre, da ripulire, abbellire, e nel tempo, tentare di ringiovanire. Con la pelle e sulla pelle facciamo di tutto: la laviamo, ci abbronziamo, la nutriamo, la ammorbidiamo con creme e unguenti, la trucchiamo e la usiamo per introdurre farmaci nel nostro organismo. La mostriamo perché è visibile e pertanto anche sede dei conflitti relativi all’esibizionismo con coinvolgimento di sessualità, paura/vergogna, pulsioni narcisistiche, possibilità di fobie e ipocondrie relative a bellezza/bruttezza. La nostra pelle quindi, oltre a fungere da protezione e riparo, è anche organo di comunicazione: si pensi a tutti i modi di dire che coinvolgono la pelle e gli annessi (“avere i nervi a fior di pelle”, “far venire la pelle d’oca”, “avere un diavolo per capello”, provare sensazioni “a pelle”, “vendere cara la pelle”, “vestire la pelle del leone”, “non stare nella pelle”, solo per ricordarne alcune).

La pelle è sede preferenziale di mutamenti somatici correlati a contenuti soggettivi psicologici: rossore, pallore, perspirazione, pilo-erezione, prurito e varie affezioni patologiche cutanee (orticaria, eritrosi, iperidrosi, etc.) La pelle ci permette di accogliere, sentire, sperimentare il mondo esterno e comunicare con esso. Ci consente di scambiare affettività, amore: il primo contatto tra il neonato e la madre è attraverso la pelle. Per la psicologia moderna, ed in particolar modo per quella ad orientamento psicodinamico, il contatto cute materna/cute del neonato costituisce un fattore determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotivo affettive cognitive e per la costruzione dello “schema” e della “immagine del corpo” e quindi della personalità. Il nostro cervello e le nostre sensazioni si strutturano su queste.

La pelle, anche nel soggetto adulto, poi, continua ad essere “valvola di scarico” attraverso l’insorgere di manifestazioni eruttive, sensazioni e disturbi: la pelle protegge esaminando, filtrando, attenuando se necessario, modulando gli stimoli esterni come pure quelli interni (trattandoli come se fossero esterni), inclusi gli “impulsi repressi”.

Organo più esteso del nostro corpo, sensibile ed immediatamente ricettivo, fragile e forte, in quanto morbido e flessibile, che non a caso si guasta, si ulcera, si ammala quando si irrigidisce o rinsecchisce, la pelle costituisce quindi un vero e proprio ponte tra la mente ed il corpo; è l’organo con la funzione più pubblica del nostro corpo, potremmo dire il nostro biglietto da visita della nostra interiorità e della nostra personalità. La pelle poi è l’unico organo di senso autoriflessivo: possiamo sentirci toccati o toccarci a nostra volta, mentre i nostri occhi non ci possono vedere se non attraverso una superficie riflettente e noi non possiamo sentire la nostra voce come la sentono gli altri se non attraverso un mezzo di registrazione.

Come abbiamo detto è uno dei mezzi con cui comunichiamo i nostri sentimenti più profondi: odio, amore, indifferenza; è dalla pelle e con la pelle che cerchiamo di far capire al prossimo chi siamo, cosa vogliamo, cosa proviamo: tra la nostra vita interiore ed il mondo esterno la pelle fa da tramite, è un vero e proprio spazio su cui scrivere di momento in momento la nostra vita.

Le corrispondenze tra mente, cervello, sistema neuroendocrino, immunitario e pelle erano note ancor prima che le evidenze cliniche e sperimentali le documentassero: da sempre sappiamo che malattie virali come l’herpes simplex o l’herpes zoster si manifestano in situazioni stress e che possono avere un decorso più o meno grave a seconda delle condizioni psicologiche in cui ci si trova, per non parlare di verruche e di eczemi….

Arrossire, impallidire: vasodilatazione e vasocostrizione quindi dei vasi sanguigni che irrorano la nostra pelle: cosa sono se non manifestazioni esteriori di uno stato d’animo e di salute? Possiamo quindi considerare che esterno ed interno altro non siano che convenzioni del nostro modo di esprimerci; il loro punto di incontro è situato nella pelle. Come abbiamo detto, la pelle diventa estensione della mente, parte essenziale del temperamento individuale e della personalità: la pelle agisce come un comunicatore non verbale sugli stati interni del soggetto e sull’impatto di questi a contatto col mondo esterno.

Nasce da questi concetti, qui solo a grandi linee tratteggiati e suggeriti come spunto di riflessione, la concezione che il dermatologo ha comunque a che fare con un organo – la pelle – che tanto esprime dell’emozione, e che pertanto non debbano essere dimenticati i relais con la mente, che si debba cercare di comprendere i pazienti dermatologici utilizzando anche gli strumenti propri della scienza dell’uomo (la psicologia, la psicodinamica) per studiare i rapporti tra fenomenologia esterna e patologia del profondo. E al contempo, non ci si può occupare di psicologia, di moti e turbamenti dell’animo umano senza incappare nelle problematiche dell’epidermide e del derma, delle innervazioni e dei recettori che, come radici, raggiungono e risalgono fino al cervello, cioè di quella disciplina che oggi chiamiamo dermatologia psicosomatica o psicodermatologia.

La pelle è quindi un organo psicosomatico, una tangibile manifestazione dell’unità arcaica corpo-mente; la comunicazione dermica, basata sulla esperienza emozionale della pelle, può rappresentare, se ben osservata e compresa, una delle fonti più affidabili di informazione sulla persona. Quando la pelle erutta e mostra i vari segni di dermatite, quali rossori, infiammazioni, pruriti, eczemi, etc., i fattori psicosomatici comprendono vari aspetti. I sintomi dermici psicosomatici sono caratterizzati come espressioni emotive parziali o affetti equivalenti. Questi sintomi sono spesso frutto di emozioni inconsce e risalgono, spesso, ad ansie infantili. Le angosce sottostanti le condizioni psicosomatiche sono dirompenti e derivano spesso da una percezione di vulnerabilità e panico causati da sovra-stimolazione e assenza di adeguato scarico nell’organismo primitivo prima dello sviluppo mentale.

Nel contesto dei disturbi cutanei, attualmente, il termine psicosomatico caratterizza quelle affezioni cutanee che presentano un’alta incidenza di fattori psico-emotivi. Un possibile meccanismo psicosomatico in dermatologia è schematizzato nella figura qui riportata. Secondo questo schema, è possibile che uno o più stimoli di natura psicosociale, modulati dai filtri etologico, cognitivo e subcosciente, possano provocare lo stress emozionale che mette in moto i meccanismi di risposta patologica sia verso la malattia mentale che verso la somatizzazione. Pertanto, in base al programma individuale genetico e psicobiologico, sul versante della somatizzazione i potranno riscontrare determinate alterazioni funzionali e affezioni dermatologiche.

Le malattie dermatologiche di origine psicosomatica sono caratterizzate da alterazioni cutanee con un’eziologia emozionale di tipo reattivo in cui risultano coinvolti i sistemi neurovegetativo, psiconeurovegetativo, psiconeuroendocrino e immunitario.

L’eziologia emozionale delle dermatosi psicosomatiche è stata correlata in vari modi da dermatologie psichiatri ad eventi psicoreattivi, dando luogo a numerose proposte di classificazione riflettenti i diversi orientamenti teorici, ma che non giungono ad una formulazione esaustiva del rapporto tra eziologia e la prognosi dei sintomi; tuttavia è possibile identificare una categoria abbastanza omogenea di dermatosi psicosomatiche ben distinte dalle altre psicopatologie con dispiegamento cutaneo. A questa categoria appartengono quelle alterazioni cutanee in cui la componente emozionale è coinvolta a pieno nell’insorgenza, nel mantenimento e nella cronicizzazione del sintomo. Si tratta di patologie molto frequenti ed invalidanti, la cui evoluzione è sempre in rapporto con la personalità del paziente, con i suoi conflitti, con la sua storia personale e sociale. In questa categoria possono rientrare le seguenti dermopatie: prurito sine materia e lichenificazione, alopecia areata, acne volgare ed escoriata, rosacea, psoriasi, iperidrosi, orticaria, vitiligine.